Alexis

E’ il personaggio che segna l’esordio di Marguerite Yourcenar nella letteratura, a ventiquattro anni. Alexis, antieroe destinato a una “lotta vana”, si racconta in prima persona, come farà l’imperatore Adriano nelle Memorie. Il viaggio introspettivo di Alexis si svolge nello spazio intimo di una lunga lettera alla moglie, per raccontarle il suo distacco da lei, la fine del loro matrimonio: per rivelarle la propria battaglia inutile contro  l’inclinazione omosessuale.  E’ sensibile Alexis, ma determinato, capace di uno sguardo intenso dentro se stesso, a contatto con un’identità che si riconosce sempre più aderente al proprio desiderio inconfessato. Il suo è un coming out  letterario privo di proud, sospinto dal bisogno urgente di verità e libertà dalle costrizioni sociali, se mai un poco ipocrita nella fervente idealizzazione della moglie, Monique, per rendere più facile il distacco.

E’ un romanzo influenzato – ammette Yourcenar – dall’opera “grave e patetica” di Rilke, ma anche molto da Gide; il sottotitolo evoca il Trattato del desidero vano, sua opera giovanile. Il nome del protagonista rimanda alla seconda egloga di Virgilio, Alexis.  Yourcenar introduce così il romanzo, nel 1963, quando ne scrive la prefazione per una nuova edizione, stupendosi che “il testo abbia conservato una specie di attualità”:

Alexis o il trattato della lotta vana apparve nel 1929: è contemporaneo di un certo momento della letteratura e del costume in cui un argomento sino ad allora colpito da interdetto trovava per la prima volta da secoli la piena espressione scritta. (…)
Come ogni racconto scritto in prima persona, Alexis è il ritratto di una voce. Occorreva lasciare a questa voce il suo proprio registro (…)
Alla rilettura tanti anni dopo il personaggio non è sempre convincente negli argomenti, riconosceva la scrittrice – che  ha avuto la tentazione di scrivere anche un romanzo in cui la moglie risponde ad Alexis – che restano ai suoi occhi efficaci per caratterizzarlo.

Lei conclude così la Prefazione: “Certi soggetti sono nell’aria del tempo; e sono anche nella trama di una vita”. Se pensiamo che l’omosessualità maschile affascinava Yourcenar al punto da metterla al centro di quasi tutti i suoi libri, possiamo essere d’accordo con la sua biografa Yosyane Savigneau che sostiene come essa sia stata davvero “nella trama” della sua vita – “particolarmente negli anni che seguiranno la pubblicazione di Alexis e la morte del padre, i suoi anni di nomade conquistatrice, in cui, più che in ogni altro periodo della sua esistenza, ritroverà il vagabondaggio di Michel de Crayencour” – e non perché voleva dissimulare il suo amore per le donne o perché sognava d’esser uomo (“di questo gli uomini non si convinceranno mai, ma pazienza”).

Incipit

Questa lettera, amica mia, sarà lunghissima. Non mi piace troppo scrivere. Ho letto più volte che le parole tradiscono il pensiero, ma mi pare che le parole scritte lo tradiscano ancor di piú. Sapete quel che resta di un originale dopo due traduzioni successive. E poi, io non sono capace. Scrivere è una perpetua scelta tra mille espressioni, nessuna delle quali mi soddisfa, nessuna delle quali, soprattutto, mi soddisfa senza le altre. Eppure dovrei sapere che solo la musica consente il concatenarsi degli accordi. Una lettera, anche la piú lunga, costringe a semplificare quel che non avrebbe dovuto essere semplificato: si è sempre cosí poco chiari quando si tenta di essere completi! Qui vorrei fare uno sforzo non solo di sincerità, ma anche di esattezza; queste pagine conterranno molte cancellature; ne contengono già. Quel che vi domando (la sola cosa che posso ancora domandarvi) è di non saltare nessuna di queste righe che mi saranno costate tanto. Se vivere è difficile, è molto più disagevole spiegar la propria vita. (M. Yourcenar, Opere, Bompiani)

Lou seduttrice dell’Ottocento

Due occasioni la fanno tornare d’attualità (ma lei è di quelle che tornano ciclicamente alla ribalta). Una importante biografia illustrata di Lou Andreas Salomé, integrata da un articolo di Claudio Magris scritto in occasione del del film Aldilà del bene e del male. E poi un avvenimento musicale:  l’esecuzione dell’unica opera dello scomparso direttore d’orchestra Giuseppe Sinopoli, dedicata alla carismatica scrittrice e psicanalista. Influenzata dalla musica di Mahler e Berg, fu scritta quando Sinopoli aveva 35 anni, in soli sei mesi. Fu rappresentata una sola volta, nel 1981, divise pubblico e critica. Apre la stagione alla Fenice di Venezia, il 21 gennaio.

Il saggio ripercorre la sua vita. Di origine ebraica (il cognome deriverebbe da shalom), nata a San Pietroburgo, Lou intesse relazioni significative con Nieztsche, Rilke e Freud. Nel corso della loro affettuosa amicizia e lunga corrispondenza durata ventitrè anni (condividendo con lui anche temi della psicoanalisi, lei stessa diventa psicoterapeuta ma anche contestandone con franchezza certe vedute patriarcali), gli scrive: “Caro professore…la ringrazio con tutto il cuore di avermi trascinata in questa follia; immorale qual sono, traggo sempre il più gran piacere dai miei peccati.” Freud in rispostaE’ assolutamente evidente che Lei mi anticipa e mi completa ogni volta.” 

Famosa per gli amori, per la Santa Trinità da lei teorizzata e così ben rappresentata in questa foto – con Lou dominatrice, Nietzsche (che la voleva sposare) e Rée (con il quale poi trasformerà il triangolo in duo) – per il romanzo Fenitschka, per un saggio illuminante sulle eroine di  Ibsen, muore nel 1937, a Gottinga. Poi la Gestapo cercherà di cancellarla sequestrandone gli scritti. Venticinque anno dopo Heinz Peters recupera i documenti e scrive la biografia.

Nonostante la sua natura libera nei legami (o forse dai legami, ma non dall’amore) non è su questo tasto che Lou Salomé si sofferma nella autobiografia. “Questo riserbo – scrive Claudio Magris – non nasce certo dalla reticenza, bensì da quella medesima tranquilla libertà interiore che ha permesso alla bella Lou di vivere fino in fondo la pienezza amorosa dell’esistenza, ignorando le convenzioni con una sciolta e rispettosa autonomia che non aveva bisogno di venire ostentata o declamata”.

“La vagabonda ribelle che ha scandalizzato mezza Europa con la sua vita avventurosa insegna che la storia e la verità di un individuo consistono nella realtà oggettiva e sovrapersonale della sua opera e del suo pensiero in quelle parole, in quei gesti o in quei sorrisi nei quali il suo dramma privato ha saputo tradursi e trascendersi, trasformandosi in un significato in cui anche gli altri possono riconoscersi”.

La Lou Andreas Salomé di Giuseppe Sinopoli