Love/Hate. Da Magritte a Cattelan

Prima della discussa installazione dei tre bambini ‘impiccati’ alla quercia secolare di piazza XXIV Maggio a Milano, l’opera più famosa di Maurizio Cattelan era la (discussa) statua di cera del Papa colpito da un meteorite. Lo sconcertante, e quotatissimo, artista italiano è in mostra con altri autori-choc contemporanei, a Villa Manin di Passariano (Udine). Magritte e Cattelan hanno in comune il gusto di spiazzare lo spettatore, manipolando il reale. E proprio sulla sulla scia di un’arte che invita a una reazione netta, si muove la mostra Love/Hate – da Magritte a Cattelan (fino al 7 novembre). Ospita 50 opere – tra pittura, scultura, fotografia e installazione – esposte per la prima volta in Italia, con la collaborazione del Museo d’arte contemporanea di Chicago.

Love/Hate – il titolo è tratto dall’opera di Bruce Nauman – racconta l’arte degli ultimi sessant’anni, partendo da opere storiche come quelle di Magritte, Dubuffet e Balthus. Amore e odio, sono due sentimenti frequenti nello spettatore davanti all’arte contemporanea. Dell’odio abbiamo avuto di recente un saggio emblematico con Tam Tam: quanto ne hanno suscitato quei bambini appesi, ‘colpevoli’ di raccontare, in una sola lucida scena di plastica immediatezza, l’infanzia deturpata e schiavizzata ogni giorno nelle guerre, nelle violenze tra le mura domestiche, nelll’uso mercantile del loro effetto-innocenza nella pubblicità.

Love/Hate percorre gli sviluppi e le evoluzioni dell’arte fino ai nostri giorni, passando attraverso i principali artisti e movimenti che hanno caratterizzano la storia dell’arte contemporanea, come la Pop Art o il Minimalismo. Più di mezzo secolo di immaginazione, visioni, provocazioni. (cb)

Vedi anche: Anthony Julius: Trasgressioni d’autore

Su Internet
Intervista a M. Cattelan (Designboom)
René Magritte
Balthus Online
The Andy Warhol Foundation

Trasgressioni d’autore

Tutto comincia con Déjeuner sur l’herbe di Manet. La giovane donna nuda che guarda con una fissità un po’ insolente verso di noi decreta la fine dell’acquiescenza alla tradizione. Violando regole formali e tabù, l’arte interroga se stessa, e cerca un effetto problematico, di dolore e sgomento, nello spettatore.«Che cosa chiedo a un dipinto?» domanda Lucian Freud. «Gli chiedo di stupire, disturbare, sedurre e convincere». Nei centocinquanta anni che seguono la Déjeuner, l’arte affina il suo potenziale trasgressivo: diventa un modo per conoscere la verità su noi stessi e sul mondo, riflette su se stessa, anche se resta pur sempre legata alla tradizione.

Anzi. Il richiamo alla stessa tradizione diventa uno dei modi-alibi con cui si cerca di proteggerla dagli attacchi indignati. Antonin Proust per difendere il lavoro dell’amico dallo scandalo dice infatti: «Donne nude pranzano con uomini abbigliati, una tale corruzione non fu tollerabile, e gli scrittori dell’epoca gridarono all’indecenza immemori del dipinto di Giorgione al Louvre, dal quale Manet dichiarò apertamente di aver tratto ispirazione».

Il genere del nudo con Manet viene stravolto, il modello diventa un soggetto significativo. Da quel momento l’arte sprigiona la sua ambiguità, la capacità di essere una cosa e il suo opposto, così come Studio di donna seduta che indossa una maschera di Thomas Eakins, esemplifica il sessimo, ritraendo la sottomissione della modella, e nello stesso tempo lo critica.

Una tendenza, quella di rappresentare e insieme prendere le distanze da ciò che si rappresenta, che è caratteristica della pop art, ma anche dell’arte moderna in generale. E ritroveremo nell’arte moderna anche quello sdoppiamento tra immagine e titolo, di cui la pipa di Magritte che “non è una pipa” è un prototipo.

Da Monet, dal demistificatore della sacralità della tradizione, formale e contenutistica, parte dunque Anthony Julius nello stimolante saggio che affronta il tema della trasgressione nell’arte. Molte sono state le opere che hanno superato i limiti. Lo hanno fatto in vari modi, ci spiega. Distorcendo le regole artistiche della tradizione, o denigrando credenze e sentimenti del pubblico, o anche sfidando le regole dello Stato.

In una suggestiva contiguità l’autore passa in rassegna opere dal diverso grado di forza e valore. Magritte, Dalì, Duchamp, Francis Bacon, Goya. Fino ai protagonisti della scena contemporanea. I fratelli Chapman, Andrés Serrano, Gilbert&George, Paul McCarty, Christo, Anselm Kiefer.

Per arrivare alle inevitabili domande sul futuro dell’arte, e sul rischio incombente che la nevrosi trasgressiva la svuoti di significato. (Cristina Bolzani)

da Trasgressioni (Bruno Mondadori, Milano 2003, 32 eur)
Tra gli aforismi sulla cultura moderna espressi in Minima Moralia (1951) di Theodor Adorno, figura l’epigramma: ‘Ogni opera d’arte è un crimine mancato’. In quest’affermazione fluttuano sia il trasgressivo che la sua negazione, il ‘crimine’ che è stato ‘mancato’. Benché sia stata formulata in riferimento all’arte in generale, forse sarebbe meglio leggerla come un’enunciazione sulle capacità e il destino dell’arte in regime di estetica trasgressiva».

Su Internet
Marcel Duchamp
Tout-fait – The Marcel Duchamp studies online journal
Pablo Picasso
René Magritte
Christo and Jeanne-Claude
Francisco Goya