Niente di magico

Dopo mesi di abile suspense mediatica, è in libreria il romanzo di J.K. Rowling che segna la sua svolta nella narrativa per adulti. In Italia uscirà il 6 dicembre per l’editore Salani. Intanto leggiamo i giudizi, altalenanti, con i quali i critici hanno accolto questa storia cinico-ironica  - che racconta il lato oscuro  di un grazioso villaggio inglese – tra Dickens e Jane Austen passando per Twin Peaks, dice qualcuno, e per la quale apprendiamo che l’autrice ha avuto un’ispirazione adrenalinica mentre era in aereo, nonchè mentre ascoltava la canzone Umbrella di Rihanna (sic) . The Casual Vacancy è lontano, nell’accoglienza critica,  dalla Scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts,  ma Rowling ha detto di non essere per niente preoccupata. “Hanno bruciato i miei libri – ha detto la scrittrice, le cui storie di magia sono state condannate come sataniste da parte di alcuni gruppi cristiani – ne ho parecchia di strada da fare per sconvolgere la gente con The Casual Vacancy”.

Per il critico del Guardian, Theo Tait, “non è un capolavoro,  ma non è affatto male: intelligente, fatto a regola d’arte, e spesso divertente”. Boyd Tonkin dell’Independent ha trovato la scrittura “a volte prolissa e laboriosa”, quando la Rowling si focalizza sui suoi personaggi adolescenti. Lei stessa ammette  che il focus del libro sono loro, che il cuore di Pagford e del romanzo non sono così distanti dal suo precedente lavoro, anche se questi giovani difficili non sono Harry, Ron e Hermione, ma sono adolescenti contemporanei. Tra i personaggi c’è anche una lesbica alle prese con il coming-out.

La più severa su The Casual Vacancy è l’autorevole Michiko Kakutani del New York Times. “La vita reale del mondo che ha descritto in queste pagine è così volutamente banale, un così triste clichè che The Casual Vacancy non è solo deludente, è noioso”, scrive Kakutani nella sua recensione Darkness and Death, No Magic to Help.”

“Questo non è sicuramente un libro per bambini” – scrive Kakutani; ci sono suicidio, lo stupro, la dipendenza da eroina, percosse e pensieri di parricidio. C’è anche una serie scena di sesso in un cimitero,  e scene allarmanti di violenza e abusi domestici.

Secondo la penna autorevole del NYT, mentre l’universo di Harry Potter era riccamente immaginato riccamente immaginato e dettagliato come i mondi di Tolkien o del mago di Oz, Pagford “sembra stranamente generico – un villaggio giocattolo”. Come se l’obbligo di parlare del mondo reale avesse inibito la fantasia inventiva della signora Rowling, privandola della tensione tra il mondano e il meraviglioso.

Non solo Potter

La saga continua. Quella di Harry Potter no, è finita davvero. Ma la sua creatrice J. K. Rowling, si poteva dubitare che  rinunciasse per sempre al prezioso giocattolo costruito con sapienza di una fama planetaria? E infatti arriva puntuale ‘la notizia’, che se sei una scrittrice di quella fama può anche prendere la forma di un laconico post-it vergato a mano su un sito peraltro momentaneamente chiuso per refresh.

La saga Rowling continua con queste sue poche righe: ”Sebbene sia stato per me un grande piacere scrivere ogni singola riga della serie di Harry Potter, il prossimo libro sarà molto diverso”. Quanto basta per farne un lancio mondiale d’agenzia, urgente.

Naturalmente la nuova storia di J. K. R., mediatica prima che scritta e pubblicata, impone che nel corso dell’anno ci siano rivelati altri dettagli. Per ora sappiamo che ha cambiato editore, non è più Bloomsbury ma Little Brown. Il motivo? In un’altra sua dichiarazione, su We love this book: ”La libertà di esplorare nuovi territori è un dono che ho ricevuto dalla saga di Harry Potter, e trattandosi di un terreno del tutto nuovo mi è sembrato naturale rivolgermi a un nuovo editore”.

Chissà che libro ha in mente. Forse un giallo, che sembra il naturale approdo, ‘di genere’ ma per adulti, per lei così brava nelle trame complesse e nei dialoghi. Ci sentiamo di escludere il romanzo sentimentale, storico, o filosofico-esistenzialista. Comunque vada, il suo delitto è stato perfetto. Se Arthur Conan Doyle è riuscito a ‘uccidere’ solo per poco tempo il troppo famoso Sherlock Holmes, per poi soccombere di nuovo alla sua creazione, a lei l’omicidio del maghetto è riuscito. Adesso la scena, e la saga, è davvero tutta sua. E se con Con Harry Potter ha venduto oltre 450 milioni di copie diventando la  quindicesima donna più ricca del Regno Unito con un patrimonio di 530 milioni di sterline, non è detto che non riesca ad arrotondare la già fantastica cifra con un buon thriller.

 

 

Harry Potter, creare e gestire un business da favola

Una magia è riuscita, al maghetto. Quella di far diventare la sua creatrice più ricca della regina Elisabetta. A Joanna Rowling - in arte J.K. Rowling per cancellare il nome femminile che avrebbe poturo disincentivare le vendite in Gran Bretagna (sic) – è riuscito, dopo la fortuita ‘visione’ del suo futuro eroe – con tanto di cicatrice a forma di fulmine sulla fronte – avuta mentre viaggiava in treno, di mettere in atto una strategia di marketing ‘miracolosa’: oggi il brand Harry Potter vale quattro miliardi di dollari.

Quali fattori sono stati decisivi perchè si creasse un marchio-culto, diventando poi un’icona? Quali le relazioni tra le influenze sociali intergenerazionali del fenomeno Harry Potter e le strategie di mercato? Si tratta di un fenomeno replicabile? Il saggio di Susan Gunelius Harry Potter – creare e gestire un business da favola racconta com’è riuscita questa magia.

Per farlo parte dalle origini. La famosa intuizione in treno, appunto, poi gli scatoloni di appunti che costruscono il mondo di Harry Potter, poi la stesura del primo romanzo, infine la ricerca di un editore e la pubblicazione, a sette anni dall’idea originaria. Se all’inizio ci sono elementi fortuiti che portano la ‘Cenerentola’ Rowling (ragazza-madre senza un soldo) a dare vita al sogno di bambina di diventare scrittrice, in seguito niente è lasciato al caso.

I libri della saga saranno sette, decide la Rowling, che diventa anche severa “custode del marchio” Harry Potter: non lo inflaziona con troppo merchandising (per esempio dice no a Mac Donald’s che voleva l’immagine del personaggio nei suoi Happy Meal), è capace di mantenere suspense sulle storie, centellinando le notizie e creando, anche grazie a Internet che proprio in quegli anni sviluppa la sua natura di social network, un seguito di fans mai visto, che non vedono l’ora di divorare le sue storie: i suoi libri hanno venduto oltre 400 milioni di copie in tutto il mondo e sono stati tradotti in 64 lingue.

In tutto questo una cosa va tenuta sempre presente e la Gunelius non si stanca di ripeterla. La strategia di marketing impeccabile che ha portato al fenomeno Potter si fonda sulla validità del prodotto, che è ben scritto, suscita empatia, ha la peculiare capacità di incontrare il pubblico dei bambini e quello adulto (parlando al bambino che è in loro). Soprattutto Harry Potter soddisfa un bisogno effettivo e risponde a una legge fondamentale del business: “Creare un prodotto che soddisfi un bisogno esistente è molto più facile che creare un bisogno che soddisfi gli obiettivi commerciali di un prodotto esistente”.

Harry Potter è molte cose insieme: storia della lotta tra Bene e Male, romanzo di formazione, favola, brand di culto, fenomeno globale, esemplare caso di marketing, film da tutto esaurito, un grande parco di divertimento in costruzione a Orlando. E’ anche, racconta la Gunelius da un’ottica manageriale e con la devozione della fan della prima ora, una magia che ha trasformato Cenerentola una principessa.  (Cristina Bolzani)

Vedi anche: Harry Potter e i doni della morte - J. K. Rowling: Harry Potter e il Principe Mezzosangue - Harry Potter e l’Ordine della Fenice

Su Internet
Parla la ‘voce’ italiana di Harry Potter
Tutti i libri di e su Harry Potter
J. K. Rowling (sito ufficiale)
Warnes Bros – film di Harry Potter
MuggleNet – sito dei fan
Harry Potter- Salani Editore
Harry Potter online
Potterish
The Wizarding World of Harry Potter

Harry Potter e i doni della morte

Servono sette anni di scuola di magia a Hogwarts per ottenere il diploma di mago, e sette romanzi – che seguono la scansione scolastica – per narrare le gesta e completare il grande romanzo della formazione di Harry Potter, magico eroe suo malgrado, che dagli 11 ai 17 anni vede stravolgere la sua vita personale e quella collettiva, scoprendo di essere un mago e di essere sopravvissuto alla magia nera dell’oscuro Voldemort; assistendo all’avvento del male, al ritorno della dittatura; diventando il capo della resistenza e allo stesso tempo uomo, forte dell’amore della sua grande famiglia allargata e del suo felice istinto da predestinato.

Come scrivevamo un anno e mezzo fa, in occasione della uscita del sesto volume, il mondo in cui Potter si muove, col passare del tempo, è diventato sempre più cupo. Se il primo romanzo della serie (HP e la Pietra filosofale) è leggero e umoristico, il settimo (HP and the Deathly Hallows) è drammatico e le tinte forti non lasciano più spazio all’ironia. L’autrice, J.K. Rowling, che nel Principe mezzo sangue si era concentrata sulle speculazioni psicologiche, sul rapporto tra l’anziano preside Silente e il giovane allievo orfano Potter, qui cambia tutto e punta sull’azione. Non sarà facile per gli sceneggiatori che tradurrano per il grande schermo questa storia selezionare le “scene” più significative tra le tanti presenti nel romanzo.

Continue reading