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Animali e altri attori

«Non sarò la prima nè l’ultima a scrivere di animali, il che vuol dire quasi sempre di cani. Illustri amatori del genere mi hanno preceduto facendomi molto spesso versare delle lacrime. Al cinema, quando si tratta di loro, in genere non ci vado, se è in televisione, chiudo. C’è sempre da soffrire».E’ l’inizio di un’insolita galleria dei cani e gatti amati da Franca Valeri, che li ricorda con l’affettuosa leggerezza e il piglio ironico-snob di tanti suoi fortunati personaggi teatrali, in attesa di rivederla sul palcoscenico, a primavera, con Le serve di Genet, insieme a Annamaria Guarnieri e Patrizia Zappa Mulas.Si comincia da Camilla, il suo primo cane, «il cane dei miei anni per così dire roventi, quelli in cui si lavora con più accanimento. Erano gli anni del Teatro dei Gobbi. Non pretendo che il lettore lo accetti come un dato storico, del resto ho sentito dei giovani intervistati che ignoravano chi fosse Che Guevara, altri che fra Carlo e Luca Goldoni hanno risposto: ‘Beh, Luca me pare che l’ho sentito, quell’altro no,’ quindi…»

Camilla è una cagnetta molto fortunata, che ha realmente vissuto la Dolce Vita e assaporava il gelato dalle mani di Luchino Visconti, ed «era amica intima del gruppo storico del ‘Mondo’ ». Poi c’è «Roro III, il più bisbetico, il più nevrotico della stirpe», poi Carlotto, «nato col destino di un eroe romantico, bellezza, avventura, amori, morte prematura».

Non mancano le descrizioni dei tratti caratteriali. Il gatto Ernesto per esempio, ha un carattere rancoroso; «vai a capirlo un cattivo carattere, non è così semplice. (…) Inutile accarezzarlo, Ernesto è altrove col cuore e con la mente. Il cattivo carattere è penoso prima di tutto per chi ce l’ha e non è neanche così facile definire in che cosa consista. Perché cattivo? Perché non fa comodo agli altri, o a chi ce l’ha? E’ definibile o vago? Transitorio o permanente? (…) E perché questo bisogno di isolamento quando sa di essere amato?» Una complessità psicologica che Zeffirino non ha. Lui «ha la bellezza degli esseri felici. Tutto il suo essere sembra dimostrare che la felicità è congenita». Imprescindibile un ritratto del «cagnolino di teatro, curato vezzeggiato, bardato anche con gioielli (non sempre finti), ritratto con nastri sulle orecchie, nutrito in modo dissennato in piatti dai colori assortiti nel camerino della padrona, libero di dormire sulla poltrona del maestro o di accucciarsi sotto il baldacchino del soprano, proprio lui, quell’esserino privilegiato, è lì a ricordare che ‘fuori’ si sta molto peggio».

A proposito di mondi ‘a parte’, infine, una rapida incursione nel genere umano, per via di alcuni pittoreschi mestieri in via d’estinzione. Si va dalle ‘signore della guardiola’, al ‘tiranno sconfitto’ (il parrucchiere), all’impresario ai cantanti lirici…, ognuno con le sue sue bizzarrìe. (cb)