Sul banco dei cattivi

«Cari critici, ho diritto a una vera stroncatura», scrisse un giorno Alessandro Baricco, lamentando la fretta con cui Giulio Ferroni lo aveva stroncato. Ora il critico lo ha preso in parola, ed ecco nelle librerie un piccolo pamphlet contro la mirabolante setosità del Nostro e contro altri altri scrittori giudicati à la page.Dunque Ferroni accontenta la baricchiana ansia da recensione, ma poi stronca la ‘setosa’ superficialità dei suoi romanzi e perfino la sua inchiesta a puntate per Repubblica, I Barbari, considerata «la quintessenza del ‘baricchismo’». Insomma non si salva niente. (Neppure quel gioiello di divulgazione musicale che è L’ anima di Hegel e le mucche del Wisconsin. Una riflessione su musica colta e modernità, Garzanti 2000) Altrettanto intransigenti nell’approccio sono Massimo Onofri, contro quello che definisce il «sublime basso» rappresentato dal trio Salvatore Niffoi-Erri De Luca-Isabella Santacroce; Filippo La Porta, che si scaglia contro il Nuovo Giallo Italiano, e a tratti contro il Giallo tout court; e Alfonso Berardinelli, che critica Tiziano Scarpa, suo ex allievo all’università, per il suo esibizionismo. «Non sarà che il pudore è più sorprendente, antisociale e trasgressivo dell’esibizione?».

L’iniziativa è originale; non era mai accaduto prima che dei critici scrivessero libri-pampleth contro autori sgraditi. Certo, uno sguardo critico, seppure univocamente rivolto agli aspetti negativi, aggiunge comunque qualcosa all’interpretazione di un testo. Però l’impressione è quella, stavolta sì, di un po’ di fretta. E poco stile. Nel senso di poca analisi dello stile narrativo. (cb)

Mario Praz

«E m’incantano gli specchi e e le immagini riflesse negli specchi che sono già un po’ allontanate dalla vita, già rese quadro (…). Appartengo alla categoria delle persone dotate d’intelligenza imperfetta, cioè quelle che si contentano di frammenti e ritagli di Verità». Non si potrebbe descrivere meglio – scrive Corrado Augias nell’introduzione all’ultima intervista rilasciata da Mario Praz – il suo metodo di fare critica procedendo per accostamenti e metafore, trascorrendo da una disciplina all’altra, irradiando, da un particolare minimo, una luce appassionata su un autore o su un intero periodo.La sua ultima intervista è solo uno dei ritratti dello studioso, contenuti nel libro che vuole ricordarne, a vent’anni dalla scomparsa, la statura di saggista, la sua estetica, il suo inimitabile stile; ed è un’ottima guida per addentrarsi nella sua opera (peraltro è stato pubblicato anche un Meridiano su Praz). Uno stile caratterizzato, così Franco Buffoni nell’introduzione, da una «bruciante capacità di sintesi; (…) mentre con Croce ci si chiede che cosa sia l’arte, Praz descrive come essa è».

Il libro è suddiviso in tre parti. La prima raccoglie interventi dal carattere biografico e aneddotico e si sofferma sugli studi di Praz storico dell’arte. La seconda parte racconta il Praz anglista e americanista. Nella terza si parla della ‘lingua’ di Praz e del suo rapporto con il mondo editoriale. Tra gli scrittori che firmano i vari interventi, caratterizzati tutti da un’appassionata ammirazione, raccolti nel volume, ci sono Pietro Citati, Valerio Magrelli, Enzo Siciliano, Alberto Arbasino.

Mario Praz (1896-1982) fu tanto rigoroso nelle ricerche filologiche quanto versatile nel modo di scrivere; aveva una grande capacità di evocare con precisione ambienti e personaggi. Il suo studio più famoso in ambito di anglistica si sofferma sull’analisi della poetica e dei temi del Decadentismo: La carne la morte e il diavolo nella letteratura romantica (1950). In Fiori freschi (1982) si interessa al rapporto tra letteratura e arti figurative. Studia anche il macabro e i grottesco, e tutti questi suoi interessi confluiscono nell’autobiografica Casa della vita (1958).

«Come tutti i grandi monumenti del feticismo – scrive Citati – La casa della vita, dove Praz raccontò la propria vicenda, è un libro tragico. Egli sapeva che la trasformazione dell’esistenza in oggetti è un peccato: si sentiva colpevole della propria impresa; e a volte si domandava se contemplando mobili Impero, Conversation pieces, case di bambole, non avesse perduto la vita che in giovinezza aveva intravisto. (…) Quando pensava così era ingiusto verso se stesso e la Casa della vita. Le gioie più intime, spirituali e delicate che avesse mai provato – gli unici presentimenti di un mondo superiore che potesse conoscere, gliele avevano date le cose quiete, immobili e silenziose. Che aveva contemplato per tanto tempo». (cb)

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Mario Praz, un italiano da conoscere
Bellezza e bizzarria (Meridiano Mondadori)