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Causa di forza maggiore

E’ chiaro che la sublime qualità dello champagne è la sua leggerezza nutriente, come leggero è il modo con cui il protagonista evade dalla sua identità per flutttuare in un’altra, magari a rischio della vita, ma libera dai precedenti noiosi doveri.

Il nuovo romanzo-divertissement di Amélie Nothomb, Causa di forza maggiore (Voland, traduzione di Monica Capuani, titolo originale Le fait du prince) comincia con un umorismo macabro all’inglese – come comportarsi se un estraneo ti muore in casa? – e continua con il protagonista che ‘diventa’ lo sconosciuto svedese morto per caso nel suo salotto.

La protagonista, dal nome incerto, vagheggia una sopravvivenza a base di solo champagne. Un tema, quello del nutrirsi e del gusto, che la Nothomb ha affrontato anche in altri romanzi, dalla Metafisca dei tubi a Biografia della fame, dove scrive: “Ubriacarmi d’acqua era la mia felicità mistica e non danneggiava nessuno. Non esisteva alcuna esperienza che mi soddisfacesse tanto, dandomi la prova dell’esistenza di una generosità realmente inestinguibile. In un mondo in cui tutto era contato, dove anche le porzioni più esagerate mi sembravano dettate da un razionamento, l’unico infinito affidabile era l’acqua, rubinetto aperto sulla sorgente eterna. Non so se la potomania fosse una malattia del mio corpo. Ci vedrei piuttosto la salute della mia anima: non era forse la metafora fisiologica del mio bisogno d’assoluto?”

Il finale è lieto. In questa solo apparente apologia dell’alcolismo il ‘brand’ Amélie Nothomb fa ancora una volta centro: la strada dell’assurdo è lastricata dagli eccessi di logica. Il divertimento del lettore non è quello dei primi lavori di Amélie, ma ormai lei e il suo favoloso mondo di disadattati ci sono simpatici. A prescindere. (Cristina Bolzani)

L’incipit:

– Se le muore inopinatamente un ospite in casa, si guardi bene dall’avvertire la polizia. Chiami un taxi e gli dica di condurla all’ospedale con l’amico che ha avuto un malore. Il decesso verrà constatato appena arrivati al pronto soccorso e lei potrà assicurare, testimone alla mano, che il trapasso del tizio è avvenuto durante il tragitto. In questo modo, la lasceranno in pace.

– Io, a dire la verità, mi sarei preoccupato di chiamare un medico, non la polizia.

– Stesso risultato. Quelli sono tutti in combutta. Se qualcuno di cui non le importa un accidenti ha una crisi cardiaca nel suo appartamento, il primo a essere sospettato è lei.

– Sospettato di che, se ha avuto una crisi cardiaca?

– Finché non verrà dimostrato che è stata una crisi cardiaca, casa sua sarà considerata come la scena di  un crimine. Lei non potrà più toccare niente. Il suo alloggio sarà invaso dalle autorità, ci mancherà poco che non traccino la posizione del corpo con il gesso. Si sentirà a disagio. Le faranno mille domande, sempre le stesse.

– E dov’è il problema, se uno è innocente?

 – Ma lei non è innocente. Una persona le è morta in casa.

– Bisogna pur morire da qualche parte.

– A casa sua, non al cinema, non in banca, non nel sonno. Quel tale ha aspettato di trovarsi a casa sua per passare a miglior vita. Le coincidenze non esistono. Se è morto nella sua abitazione, lei c’entra per forza qualcosa.

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