L’autismo divide la Francia

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La Francia insorge contro il duo Freud-Lacan. Ma questa volta non è il solito pamphlet contro la psicoanalisi, teoria contro teoria. E’ la diagnosi della malattia, di una malattia: l’autismo, e il modo di riconoscerlo, o, sostiene l’accusa, di non riconoscerlo.

Tutto nasce dal documentario di Sophie Robert. Si chiama come una raccolta di racconti di Sartre, Le Mur. SottotitoloLa psychanalyse à l’épreuve de l’autisme. Descrive l’inadeguatezza dell’approccio psicoanalitico all’autismo in Francia, e le discriminazioni subite dai bambini autistici francesi.

Il tutto prende l’odiosa forma di un clamoroso caso di censura dopo che, nel gennaio scorso, il tribunale di Lille ha condannato Sophie Robert a risarcire tre psicoanalisti intervistati nel filmato. Non solo; ha messo al bando l’opera su tutto il territorio francese.

La gestione inefficace dell’autismo in Francia, rispetto a molti altri Paesi europei, è una questione antica. Non a caso quest’anno l’autismo è stato dichiarato dal premier Grande Cause Nationale 2012. La tesi del documentario – che, è importante ricordare, ha il forte sostegno delle famiglie di bambini autistici – è che la psicoanalisi, in particolare quella lacaniana, abbia un’influenza negativa sulla diagnosi e sulla cura, in quanto individua delle cause che non sono quelle neurologiche a base genetica curabili.

In Francia la stampa ne sta parlando molto. La protesta si allarga ad altri malati che insorgono contro la psicoanalisi, come scrive le Nouvel Observateur (qui la traduzione). In Italia ne ha scritto sul Sole 24Ore Gilberto Corbellini nell’articolo L’autismo dei lacaniani. Si è attirato le ire dell’Associazione lacaniana internazionale in Italia, che ha preso male la sua definizione del lacanismo come “una delle sette psicoanalitiche più insidiose”, sostanzialmente riconosciuto il più colpevole della inefficacia verso l’autismo.

Ignorando persino i pronunciamenti dell’Organizzazione mondiale della sanità, - attacca Corbellini - gli psicoanalisti francesi si ostinano a parlare di una psicosi causata da un’eccessiva freddezza della madre nei confronti del bambino, già in utero e/o dopo la nascita. Con quali prove sostengono questa ridicola tesi? Nessuna. Solo il dogma inventato negli anni Sessanta da discutibili personaggi: si tratti di Lacan, che spiegava l’autismo con il concetto di «madre coccodrillo», invadente e castrante, o di Bettelheim con l’allucinatoria immagine della «fortezza vuota», per definire i bambini autistici, e della «madre frigorifero», per spiegare la malattia riconducendola a un disturbo del rapporto emotivo madre/bambino, all’origine del quale vi sarebbe appunto la «frigidità» materna.

Ma proprio leggendo la risposta dell’Associazione lacaniana si capiscono i termini del conflitto: si fronteggiano, non certo da oggi ma in questo caso con una certa violenza, da una parte la psicoanalisi e dall’altra le psicoterapie cognitivo-comportamentali.

Ciò che invece vorremmo qui problematizzare - si legge infatti nel testo dei lacaniani – è che le varie teorie cognitivo-comportamentali (TCC), della cui oggettività tanto si dice, non sono affatto il portato di esperienze incontrovertibili che si sono imposte da sé e che, in quanto tali, sono pertanto “oggettive” e le sole corrette sul piano etico. Le scienze cognitive e le neuroscienze attuali vogliono infatti spiegare il pensiero sulla base di schemi attinti dal biologico (da cui riprendono la rappresentazione di come gli organismi regolano la loro azione nell’ambiente in cui vivono e con i loro congeneri) cercando di far corrispondere le distinte terapie cognitivo-comportamentali a singoli e specifici circuiti cerebrali. Ma, nel far ciò, dimenticano che i modi di apprendimento di dette architetture funzionali e neuronali implicano di per sé quelle stesse categorie che proprio le architetture in questione sarebbero deputate a fondare! In altri termini, queste scienze non si pongono come problema il fatto di poter cogliere solo quel reale che le loro categorie consentono di riconoscere e che invece tutti gli altri fatti (che pure esistono e, però, non rientrano in quelle) ne restano esclusi! Tra questi fatti, al primo posto, figura il soggetto dell’inconscio, quello che parla persino in uno psicotico che con il suo delirio si sforza di dare alla propria sofferenza una spiegazione che tenga. 

Insomma sentendosi screditati nei loro metodi, i lacaniani attaccano, a loro volta screditando, in una resa dei conti che è solo un altro capitolo di un confronto destinato a essere interminabile. Tra l’altro anche in Italia esiste un dibattito attorno alle possibili terapie dell’autismo; le psicoterapie sono la cura più sostenuta, come dimostrano le linee guida dell’Istituto Superiore di Sanità.  E’ grave che, aldilà dell’interesse di questa diatriba, a farne le spese siano dei bambini in uno stato di sofferenza e discriminazione. Forse sarebbe meglio individuare altre palestre di confronto. E intanto inventarsi una ‘alleanza terapeutica’ tra neurologi, psicoanalisti e psicologi.

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