La Cina in dieci parole

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Una lista d’autore per raccontare un Paese immenso per estensione, significati, dialettiche. Ci sarò riuscito Yu Hua, nel libro in uscita anche in Italia, per l’editore Feltrinelli? Intanto leggiamo le definizioni delle parole scelte per raccontare la Cina.

Popolo: ci sono parole che si incontrano molte volte nella vita. Alcune si capiscono subito, altre no. Popolo è una di queste.

Leader: normalmente cercano il futuro nelle glorie del passato. Oggi la Cina è ancora in cerca di un leader nazionale e per ora ha avuto soltanto capi di Stato.

Letture: i grandi racconti mi portano via, soltanto quando ritorno mi accorgo che sono parte di me.

Scrittura: è un’esperienza. Se uno non ha esperienze non potrà capire la propria vita. Allo stesso modo, se non scrive non saprà mai se è capace a farlo.

Lu Xun: i cambiamenti nella storia cinese e i tormenti della società possono essere descritti con il nome del grande scrittore. Come trovare l’autunno nel colore di una singola foglia.

Disuguaglianza: Quella della Cina moderna è enorme. È come se nello stesso teatro vadano in scena una commedia e una tragedia. Il piacere scorre come il vino mentre le mura della società vanno in rovina.

Rivoluzione: pervade le nostre vite con il mistero. Uno può essere lanciato in vetta, mentre qualcun altro può cadere nell’oblio. Anche le relazioni personali possono subire una rivoluzione. E chi oggi è soltanto distante domani può diventare un nemico di classe.

Base: dall’inizio delle riforme se ne parla sempre di più. Le falle nelle leggi e nei regolamenti danno molte opportunità. Ogni miracoloumano può accadere grazie agli schiavi delle riforme.

Shanzahi. dimostra come austerità e dissipazione, progressi e passi indietro possano coesistere in un’unica entità. Come la società che può progredire e regredire.

Inganno: indica i caotici valori della Cina contemporanea. Viviamo in una società dove non si prende niente a cuore e quindi tutto è slegato da principii.

Il Los Angeles Review of Books ha recensito il libro in modo entusiasta. E’ raro trovare un lavoro di narrativa che può essere istericamente divertente in alcuni punti  e profondamente commovente e inquietante in altri. E ‘ancora più raro trovare queste qualità in un lavoro di non-fiction. Ma La Cina in dieci parole è appunto un lavoro straordinario.

La Cina in dieci parole – si legge nella quarta di copertina – non è un’invettiva che strizza l’occhio al lettore, ma un canto appassionato delle sofferenze di un popolo, della meschinità degli esseri umani e della loro grandezza. È coraggioso perché racconta lo svuotamento di senso della parola “popolo” del dopo Tian’anmen, l’insospettabile fallimento delle Olimpiadi di Pechino, la tragedia di orde di venditori abusivi, l’orrore delle demolizioni forzate e un paese dove non esistono più leader. Ma soprattutto, Yu Hua ama raccontare storie, tenere, comiche, esilaranti, terribili, commoventi: migliaia di bambini nelle campagne remote che ignorano il gioco del calcio, Obama che campeggia sorridente sui cartelloni pubblicitari di un’imitazione del BlackBerry, gente che si accalca per strada per stringere la mano a “una sosia” di Mao, una coppia di disoccupati che si suicida perché non può comprare una banana al figlio, un bambino che chiede alla polizia di rilasciare i suoi rapitori perché sono troppo poveri…

Yu Hua ha scritto Vivere , da cui Zhang Yimou ha tratto il film (sotto).

 

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