Lost in Landscape

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Al Mart  Perduti nel paesaggio/Lost in Landscape racconta il paesaggio contemporaneo e ai suoi molti significati: spazio, ambiente, territorio, luogo in cui si vive e da cui ci si allontana, paesaggio naturale e paesaggio urbano. La mostra affronta il tema con opere di oltre sessanta artisti da tutto il mondo, molti mai presentati in Italia. In mostra oltre 170 fotografie, 84 opere pittoriche, 10 video, quattro installazioni. Non certo un Eden, né un nuovo genere artistico, ma uno sguardo appassionato e sofferto, che scopre anche angoli più drammatici e contraddittori. Il curatore Gerardo Mosquera scrive nel catalogo che il significato del termine ‘paesaggio’ definisce “sia la percezione di un determinato luogo, sia la sua rappresentazione”, rendendo inseparibili fra loro l’oggetto dal soggetto, l’ambiente dal suo abitante.

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Courtesy Collezione privata © Richard Mosse, Courtesy dell’artista e Jack Shainman Gallery, New York

Nel percepire, conoscere e descrivere il paesaggio, l’uomo è al tempo stesso oggetto inscritto nella realtà e soggetto esterno e narrante.  Nelle immagini di Richard Mosse è presente un forte contrasto tra un paesaggio irreale, dalle tinte fiabesche, e la violenta presenza delle truppe militari che trasforma completamente il significato dell’immagine. I colori squillanti, dovuti all’uso di una pellicola militare agli infrarossi, condizionano la percezione dell’immagine di questi meravigliosi luoghi nell’est del Congo, dove invece hanno prevalso dolore e violenza.

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Gao Shiqiang, Red, 2008 (video)

Du Zhenjun, The Accident, da The Tower of Babel Series, 2010

A questo va aggiunto il tema dei fenomeni di trasformazione e urbanizzazione del paesaggio. Du Zhenjun immagina l’esplosione urbana in termini apocalittici. La mostra si apre con The microwave sky as seen by planck la prima immagine completa dell’universo, catturata nel 2010 con il telescopio satellitare Planck. Si passa poi dai lavori di forte denuncia sociale, come i paesaggi fotografati del messicano Fernando Brito, alle opere intime di Glenda León e alle rappresentazioni oniriche di Hong Lei, che si alternano agli scenari naturali di Analía Amaya. Vi sono poi i luoghi dei conflitti narrati da Vandy Rattana, Gabriele Basilico, Kang Yong-Suk e Rula Halawani, dialogano con gli scenari di trasformazione urbana di Iosif Kiraly, e Guillermo Santos.

Intervista a Cristiana Collu, direttrice Mart